Apicoltrice tassista, 49anni, la sua giornata è un valzer tra la quiete della campagna e il pulsare frenetico dell’asfalto. L’avventura è iniziata durante la pandemia, in un periodo di isolamento globale e di inattività, quando i taxi e il mondo si sono fermati. Concilia le due attività, apicoltrice di giorno (quando anche le api sono all’opera) e tassista di notte.
Il passaggio dall’alveare al volante è una danza quotidiana che scandisce la giornata di Rachele Spezia.
«Molti di coloro che salgono nel mio taxi, vedendo i peluche a forma di api, mi chiedono il motivo di questa folta presenza. Questo mi dà la possibilità di far conoscere non solo le api e il loro mondo, ma tutti gli impollinatori. Più biodiversità c’è, più il meccanismo della natura fila liscio».
L’avventura di apicoltrice è iniziata durante la pandemia, in un periodo di isolamento e inattività globali. «Mi sono trasferita a Quinto Romano, un quartiere di Milano, dove è presente il bosco di città, esplorando l’area ho incontrato Sergio Pellizzoni, un apicoltore che ha gli alveari nel bosco, tra cui un apiario che ha funzione didattica. Stava partendo un corso di apicoltura e il mio sogno si è avverato».
Un’esperienza nata con un’arnia e proseguita in questi anni raggiungendo le 29 famiglie. «Il mio mentore Massimiliano Fasoli mi ha sempre detto che le api vanno guardate, annusate e ascoltate. Solo dal ronzio puoi capire se c’è qualcosa che non va, il famoso pianto dell’orfanità, ad esempio, quando la regina non c’è più».
La sua azienda è Rachele Spezia.