Valentina Capone – Lazio

L’apicoltura come forma di rinascita nella terra ferita dal terremoto: sono state le api a convincerla a restare dandole una prospettiva occupazionale dopo il sisma. Oggi abbina l’allevamento delle api a
produzioni di ortaggi di nicchia, come fagioli e grani antichi, e le sue api possono beneficiare della riscoperta dei castagneti locali grazie al lavoro di un gruppo di giovani che se ne sta prendendo cura. Valentina è fortemente convinta della necessità di creare un biodistretto per valorizzare agricoltori e allevatori locali aprendo il territorio al turismo lento e di qualità.

Nella terra ferita dal terremoto non ci si è persi d’animo. Valentina Capone ha vissuto il 2016 come l’anno della tragedia e della rinascita.

Siamo nella frazione di Bagnolo, ad Amatrice (Rieti). Tra le macerie le sue api hanno portato la speranza. «Io e la mia famiglia avevamo perso tutto a causa del sisma, compreso il lavoro» ricorda Valentina, che oggi ha quarant’anni ed è appena diventata mamma per la seconda volta di una bambina. Perché non ripartire proprio dalla terra, si è detta? E così è stato. «Mi sono iscritta a un corso base di apicoltura promosso dall’Associazione Apicoltori dell’Alto Lazio per rilanciare le attività post-sisma. Ho comprato tre arnie e iniziato questa avventura». Tante le soddisfazioni e i riconoscimenti, compreso un premio per il migliore millefiori del Centro Italia. Da quest’anno è stato inserito anche un apiario per il miele di castagno che beneficia di un progetto di riscoperta degli antichi castagneti della zona, che un gruppo di giovani ha salvato dall’abbandono. Con la tuta bianca, Valentina raggiunge le sue arnie a ridosso del bosco e respira a pieni polmoni. Per la rinascita di Amatrice l’apicoltura è stata un tassello prezioso insieme all’agricoltura.

La sua azienda è Azienda Agricola Biologica Capone Valentina.