Apicoltrice ai piedi della Maiella con 50 famiglie di api, profonda conoscitrice della tradizione apistica abruzzese per anni ha praticato il nomadismo, ora la produzione si è fatta stanziale e si
concentra sui mieli d’acacia, millefiori e sulla, anche se il cambiamento climatico si sta facendo sentire in termini di scarse fioriture e allarmante povertà di nettare nei fiori.
Ai piedi della Maiella, la montagna Madre, si intreccia la storia di Piera Stefania Di Simone e della sua famiglia, custodi da sempre dell’apicoltura abruzzese. Ci troviamo a Palombaro, alle pendici del secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini.
«La mia passione per l’apicoltura è una straordinaria storia familiare. Ho una foto bellissima di mio papà a quattro anni, nel 1935, in compagnia di suo padre e di un veterinario che passava a controllare le api» racconta Piera che ne ha raccolto il testimone insieme al marito. «Iniziammo come hobby con sessanta arnie stanziali, ma nel ’97 abbiamo deciso di fare il salto, trasformarlo in un lavoro e avventurarci nel mondo del nomadismo stringendo un legame profondo con questa realtà, fatta di profumi di fiori selvatici e del ronzio dei piccoli insetti impollinatori».
Chi pratica nomadismo sposta le arnie da un luogo all’altro, seguendo le fioriture delle diverse piante nettarifere. Questo permette alle api di avere sempre a disposizione una fonte di nutrimento abbondante, aumentare la produzione di miele, produrre dei monoflora, quindi mieli con caratteristiche uniche, garantire la salute delle api e dare al territorio un vero e proprio “servizio di impollinazione”.
La sua azienda è Apicoltura Di Simone Piera.